Immagine simbolicaL'arricchimento dell'uranio saudita approvato dagli USA riaccende i timori di una corsa agli armamenti in Medio Oriente
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L'accordo di Washington per consentire all'Arabia Saudita di gestire un programma di arricchimento dell'uranio ha riacceso gli allarmi su una corsa agli armamenti nucleari in Medio Oriente. Riyadh non ha escluso di costruire armi se lo facesse l'Iran, ma le sue ambizioni nucleari si basano anche su calcoli economici decennali riguardanti la dipendenza dal petrolio, i deficit di bilancio e la crescente domanda di elettricità. L'accordo di cooperazione, annunciato insieme a un patto finanziario da 15 miliardi di dollari, resta alla fase dell'annuncio piuttosto che dell'attuazione.
Israel Iran Saudi-Arabien Vereinigte Staaten
US and Saudi Arabia seal nuclear cooperation deal and $15bn finance pact
Cosa è successo
Gli Stati Uniti hanno accettato di consentire all'Arabia Saudita di gestire un programma di arricchimento dell'uranio nell'ambito di un accordo di cooperazione nucleare civile annunciato dal presidente statunitense, insieme a un pacchetto finanziario da 15 miliardi di dollari. Entrambi i filoni restano alla fase dell'annuncio piuttosto che dell'attuazione. La componente relativa all'arricchimento ha riacceso timori di lunga data su una corsa agli armamenti nucleari nella regione. Le ambizioni nucleari saudite risalgono a decenni fa e si basano in parte sull'economia: il petrolio greggio ha rappresentato il 40% del prodotto interno lordo del regno nel 2022, e il paese ha registrato deficit di bilancio in tutti tranne uno degli ultimi dieci anni, mentre persegue piani costosi, tra cui grandi progetti di costruzione e data center per l'intelligenza artificiale ad alta intensità energetica. La guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran ha illustrato i rischi di un'economia dipendente dal petrolio: i blocchi nello Stretto di Hormuz hanno ridotto drasticamente le esportazioni petrolifere saudite, sebbene esperti citati nei resoconti affermino che l'impennata dei prezzi del petrolio innescata dalla guerra abbia contribuito a compensare parte del danno economico. Riyadh spera anche di diventare un esportatore significativo di minerale di uranio, ma non è chiaro se i suoi giacimenti siano abbastanza abbondanti o accessibili da avere rilevanza economica. Il materiale arricchito, sia da estrazione nazionale sia da importazioni, potrebbe coprire il crescente fabbisogno elettrico interno e liberare più petrolio e gas per l'esportazione. Nell'ambito del programma Vision 2030 annunciato un decennio fa, e di un impegno del 2021 a generare metà della propria elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, gli obiettivi ora appaiono fuori portata: meno dell'1% dell'elettricità saudita proviene da solare ed eolico, con quasi tutto il resto prodotto da gas e petrolio, secondo la World Nuclear Association.
Gli schieramenti
L'Arabia Saudita presenta il programma come civile ed economico, legato alla diversificazione rispetto alle entrate da combustibili fossili, ma il principe ereditario non ha escluso di costruire armi nucleari in futuro, in particolare se l'Iran lo facesse per primo. Gli Stati Uniti hanno inquadrato l'accordo di cooperazione insieme alla pressione continua su Teheran affinché non costruisca un'arma nucleare, presentando l'intesa come compatibile con gli obiettivi di non proliferazione piuttosto che in contrasto con essi. La risposta dell'Iran non è rappresentata nelle fonti disponibili qui, e nessuna dichiarazione iraniana o israeliana sull'approvazione dell'arricchimento ha potuto essere verificata da questo materiale. Ricercatori e attivisti per il clima, citati come critici del bilancio energetico del regno, hanno accusato Riyadh di ostacolare i vertici mondiali sul clima e di bloccare accordi volti a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
Lo sguardo dall'esterno
L'unica fonte esterna disponibile per questa rassegna è il quotidiano liberale brasiliano Folha de S.Paulo, che ha ripubblicato un articolo del New York Times. Il suo inquadramento è esplicativo piuttosto che allarmistico: tratta gli allarmi sulla corsa agli armamenti come la reazione politica immediata, dedicando la maggior parte dell'articolo alle ragioni non militari per cui un paese con il profilo fiscale ed energetico dell'Arabia Saudita vorrebbe l'energia nucleare civile. Testate del Golfo, cinesi o di altre parti del Sud globale non figurano tra le fonti qui presenti, quindi il loro inquadramento non può essere riportato.
Cosa c'è di nuovo
Finora la vicenda era incentrata sull'annuncio in sé — un accordo di cooperazione nucleare civile più un patto finanziario da 15 miliardi di dollari, entrambi ancora non attuati. Ciò che è cambiato è lo spostamento dell'attenzione sull'elemento dell'arricchimento in particolare, che è ciò che distingue questa intesa dalla cooperazione nucleare civile convenzionale e ciò che ha scatenato gli allarmi sulla proliferazione. L'inquadramento dell'evento fa riferimento anche a informazioni dell'intelligence statunitense che descriverebbero la nuova leadership iraniana come più aperta alla militarizzazione; tale valutazione non è dettagliata nel materiale di fonte disponibile e va considerata qui come non confermata.
Cosa potrebbe succedere
Un percorso possibile è che l'accordo passi dalla fase di annuncio a quella di attuazione negoziata, con i termini dell'arricchimento, le garanzie e le modalità di ispezione definiti nel dettaglio — una fase in cui il divario tra produzione civile di combustibile e capacità rilevante ai fini bellici diventerebbe concreto e contestato. Un altro è che l'accordo si arresti o venga rinegoziato sotto la pressione interna o alleata a Washington, lasciando la diversificazione energetica di Riyadh dipendente dal mix rinnovabile e fossile attuale, in cui solare ed eolico forniscono ancora meno dell'1% dell'elettricità. Un terzo è che l'Iran e altri stati della regione rispondano all'approvazione adeguando le proprie posizioni nucleari, nel qual caso gli allarmi sulla corsa agli armamenti sollevati ora passerebbero da proiezione a questione politica concreta.
Saudi Arabia
Saudi-Arabien
Presents enrichment as a civilian energy and diversification project, while declining to rule out nuclear weapons if Iran acquires them.
United States
Vereinigte Staaten
Frames the cooperation agreement as compatible with continued pressure on Iran not to build a nuclear weapon.
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Fonti