Immagine simbolicaIl Brent supera i 100 dollari mentre gli attacchi nel Mar Rosso costringono il greggio saudita su rotte più lunghe
🔥 4 fonti
Il greggio Brent ha chiuso sopra i 100 dollari al barile il 23 luglio, per la prima volta da fine maggio, dopo che attacchi Houthi contro due navi petroliere saudite nel Mar Rosso hanno aggiunto un secondo punto di strozzatura interrotto allo Stretto di Hormuz già bloccato. L'Arabia Saudita sta dirottando le esportazioni attraverso il Canale di Suez, una deviazione che raddoppia circa i costi di carburante per viaggio verso l'Asia. Le borse asiatiche sono scese dopo un ribasso negli Stati Uniti, e gli analisti mettono in guardia da un rinnovato impulso inflazionistico.
Ägypten Iran Saudi-Arabien Vereinigte StaatenHouthisOPECSuez CanalUS Federal Reserve
Oil tops $100 as Iran war and Hormuz/Red Sea disruption reroute crude
Cosa è successo
Il greggio Brent, il riferimento per oltre due terzi del petrolio mondiale, è salito sopra i 100 dollari al barile giovedì 23 luglio, la prima volta oltre quella soglia da fine maggio, secondo quanto riportato da Le Monde e The National. The National ha stimato il rialzo di giovedì al 7%, portando il Brent a un massimo di due mesi di 102 dollari; Le Monde ha calcolato un aumento del 33% rispetto al livello di un mese prima, quando Washington e Teheran avevano firmato un memorandum d'intesa volto a portare alla pace. I prezzi hanno restituito parte del rialzo venerdì: il Brent ha ceduto il 3,88% assestandosi a 96,78 dollari, e il West Texas Intermediate è sceso del 3,12% a 89,31 dollari, dopo essere arrivato a perdere fino al 5% nel corso della seduta. Ciononostante, il Brent ha chiuso la settimana con un rialzo di quasi il 10% e il WTI di circa l'8,3%, dopo un balzo settimanale del 16% la settimana precedente. La causa immediata, descritta negli stessi termini da entrambe le testate, sono stati gli attacchi rivendicati dal movimento Houthi contro due petroliere cargo saudite nel Mar Rosso, tre giorni dopo aver minacciato un embargo marittimo contro i porti sauditi. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui normalmente transita circa un quinto dell'offerta mondiale, era già pesantemente ostacolato. Daily Sabah, citando Reuters, riferisce che i transiti attraverso Hormuz e Bab al-Mandeb quest'anno viaggiano a circa un terzo dei volumi del 2023. Il New York Times riferisce che le borse asiatiche sono scese dopo un ribasso negli Stati Uniti guidato dai prezzi del petrolio, dall'aumento dei costi di finanziamento e dai timori sul settore tecnologico.
Gli schieramenti
Il movimento Houthi presenta gli attacchi come l'esecuzione di un embargo marittimo dichiarato contro l'Arabia Saudita e ha colpito navi cariche di greggio di paesi membri dell'OPEC, secondo Le Monde e The National; Le Monde descrive il gruppo come alleato della Repubblica Islamica dell'Iran. La risposta di Washington, secondo quanto riferito da The National, è stato un avvertimento del presidente Trump secondo cui seguirebbe una 'grave punizione militare' se gli attacchi alla navigazione continuassero. La risposta di Riyadh finora è stata logistica più che retorica: Daily Sabah riferisce che sta spostando le spedizioni verso il Canale di Suez dopo che la via alternativa nel Mar Rosso è diventata insicura. Le fonti non contengono alcuna dichiarazione di Teheran sugli attacchi alla navigazione o sul collasso del percorso di pace, né alcun commento del governo saudita; la posizione iraniana non è quindi documentata direttamente qui.
Lo sguardo dall'esterno
Le testate estranee al conflitto inquadrano l'episodio soprattutto come un evento macroeconomico. The National, con sede negli Emirati Arabi Uniti, cita lo stratega di Equiti Group Noureldeen Al Hammoury secondo cui prezzi persistentemente sopra i 100 dollari si ripercuoterebbero su trasporti, manifattura e costi alimentari, rallenterebbero la disinflazione recente e renderebbero più probabile che le principali banche centrali mantengano i tassi più alti più a lungo. Rileva che l'inflazione al consumo statunitense a giugno ha rallentato più del previsto mentre i prezzi dell'energia arretravano durante una tregua temporanea USA-Iran, e che i funzionari della Federal Reserve, dopo aver mantenuto i tassi invariati il mese scorso, hanno segnalato che la prossima mossa potrebbe essere un rialzo. Lo stesso analista sostiene che i mercati, finora sostenuti dall'ottimismo legato all'intelligenza artificiale e dagli utili societari, potrebbero subire una riprezzatura generalizzata se il petrolio restasse alto mentre l'attività rallenta. Il quotidiano turco Daily Sabah, riprendendo un servizio Reuters, tratta la vicenda come un problema di costi di trasporto marittimo e dettaglia l'aritmetica delle deviazioni.
Cosa c'è di nuovo
L'elemento nuovo è la perdita della via di riserva. L'Arabia Saudita aveva già spostato la maggior parte delle sue esportazioni dal Golfo al Mar Rosso a febbraio, quando la guerra USA-Iran aveva interrotto Hormuz; gli attacchi di questa settimana hanno eliminato questa opzione, spingendo il regno verso il Canale di Suez, un canale che non utilizza come principale via di esportazione da decenni, secondo Daily Sabah. Poiché la maggior parte degli acquirenti sauditi si trova ora in Asia anziché in Europa e negli Stati Uniti, le petroliere affrontano un viaggio molto più lungo: 19 giorni da Yanbu a Taiwan via Bab al-Mandeb contro 48 giorni sulla rotta alternativa che circumnaviga l'Africa, secondo dati Kpler e LSEG. I calcoli di Reuters basati su dati LSEG stimano il costo extra di carburante a circa 2,87 milioni di dollari a viaggio contro 1,26 milioni, con un ulteriore milione di dollari in tasse di transito a Suez. Energy Aspects afferma che le grandi petroliere devono attraversare il canale semivuote e fare rifornimento nel Mediterraneo, con scarico parziale nell'oleodotto Sumed di 320 chilometri da Ain Sokhna a Sidi Kerir, capace di movimentare fino a 2,5 milioni di barili al giorno su un totale di esportazioni saudite di circa 7 milioni.
Cosa potrebbe succedere
Se gli attacchi alla navigazione continueranno e la minaccia su Bab al-Mandeb si consoliderà, i costi di deviazione descritti da Reuters diventerebbero un sovrapprezzo stabile sui barili sauditi diretti in Asia, mantenendo un premio di rischio nel prezzo e mettendo alla prova i limiti di capacità del corridoio di Suez e Sumed. Qualora le tensioni si allentassero, l'analista citato da The National si aspetta che tale premio si riassorba relativamente in fretta, il che ripristinerebbe la disinflazione osservata nei dati di giugno sull'inflazione statunitense. Un terzo percorso passa dalla politica monetaria più che dalla navigazione: prezzi persistentemente sopra i 100 dollari accompagnati da un rallentamento dell'attività potrebbero spingere le banche centrali che si preparavano a tagliare i tassi a mantenerli fermi o ad alzarli, e allontanare i mercati azionari dall'ottimismo trainato dalla tecnologia che la stessa testata descrive come sostegno finora ricevuto.
Houthi movement
Jemen
Claims the attacks on two Saudi oil vessels as enforcement of an announced maritime embargo on Saudi ports and targets ships carrying OPEC members' crude.
Saudi Arabia
Saudi-Arabien
Issues no reported public response but reroutes exports again, this time through the Suez Canal, after the Red Sea workaround became unsafe.
United States
Vereinigte Staaten
Threatens 'major military punishment' against Iran and the Houthis if attacks on shipping continue.
Iran
Iran
Described by Le Monde as the Houthis' ally and named by Washington as a target of possible retaliation; no Iranian statement appears in the available sources.
Coinvolti anche
Transit state EgyptAsian buyers