Immagine simbolicaLa Fed mantiene i tassi tra il 3,50 e il 3,75 percento, tre membri votano per un rialzo
La Federal Reserve statunitense ha lasciato invariato il proprio intervallo obiettivo tra il 3,50 e il 3,75 percento mercoledì, ma tre dei dodici membri con diritto di voto hanno rotto le righe spingendo per un aumento. Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha insistito sul fatto che la banca centrale continua a definire la stabilità dei prezzi come un'inflazione al 2 percento, mentre l'inflazione core si attesta al 3,4 percento. I rendimenti dei Treasury, il dollaro, l'oro e i titoli azionari statunitensi hanno tutti reagito alla decisione.
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Cosa è successo
La Federal Reserve ha annunciato mercoledì, al termine di una riunione di due giorni del proprio comitato per le operazioni di mercato aperto, di lasciare il tasso di riferimento nell'intervallo tra il 3,50 e il 3,75 percento. Tre dei dodici banchieri centrali hanno votato contro la decisione, sostenendo un piccolo aumento per tenere sotto controllo l'inflazione, secondo quanto riportato dalla FAZ. L'inflazione core, esclusi energia e alimentari, era salita al 3,4 percento a maggio secondo l'indicatore finora preferito dalla Fed, al di sopra dell'obiettivo del 2 percento, mentre un indicatore diverso è leggermente diminuito a giugno. Nella conferenza stampa, Warsh ha respinto l'idea che la Fed abbia silenziosamente adottato un obiettivo più alto: "Lasciatemi sottolineare: non esiste alcun obiettivo di inflazione morbido." Ha indicato quella che ha definito l'impressionante solidità dell'economia statunitense, con una disoccupazione praticamente invariata, una spesa dei consumatori stabile e una crescita sorprendente degli investimenti legati all'espansione dell'intelligenza artificiale. I funzionari della Fed avevano attribuito la recente impennata dell'inflazione a eventi eccezionali, come i nuovi dazi e la guerra in Iran.
Il New York Times ha riportato che i costi di indebitamento del governo sono saliti a un massimo di due decenni prima di perdere slancio dopo la decisione di non intervenire; il New York Times ha inoltre riportato che il dollaro è sceso al livello più debole in quasi una settimana, l'oro è salito e i titoli azionari statunitensi sono scesi dopo la pausa e un'escalation della guerra in Iran.
Lo sguardo dall'esterno
Il quotidiano tedesco FAZ presenta il voto diviso come segnale che diversi membri stanno perdendo pazienza. Osserva che Warsh, prima della sua nomina, aveva sostenuto la tesi secondo cui la rivoluzione dell'IA attenua le pressioni sui prezzi grazie a forti guadagni di produttività, giustificando quindi tassi più bassi, e che la Fed ha esaminato a lungo se gli investimenti nell'IA stiano invece alimentando l'inflazione, dato l'aumento dei prezzi dei chip di memoria e delle infrastrutture per l'IA. La preoccupazione dichiarata è che le aspettative di inflazione scivolino e che un mancato raggiungimento prolungato dell'obiettivo eroda la credibilità della Fed.
Cosa potrebbe succedere
Il dissenso di tre membri fa sì che la prossima riunione diventi il momento in cui si deciderà la direzione della politica monetaria, anziché limitarsi a confermarla. L'impegno esplicito di Warsh verso il 2 percento, unito a un'inflazione core al 3,4 percento, lascia la Fed a difendere un divario che non ha colmato da mesi. Gli investitori obbligazionari stanno già scontando questa incertezza: il New York Times ha citato Torsten Slok di Apollo, che ha descritto un mercato obbligazionario a yo-yo alimentato dal nuovo silenzio della Fed, riportando che i mercati si erano preparati a una delle giornate più incerte della Fed degli ultimi anni. Se i dazi e la guerra in Iran continueranno a essere trattati come shock isolati, e se gli investimenti nell'intelligenza artificiale finiranno per aumentare o ridurre le pressioni sui prezzi, sono fattori che condizioneranno sia il prossimo voto del comitato sia l'andamento dei rendimenti dei Treasury a lunga scadenza.