Immagine simbolicaLa Fed apre il secondo incontro dell'era Warsh con i mercati divisi tra stabilità e rialzo
La Federal Reserve statunitense apre martedì il suo secondo incontro di politica monetaria sotto la presidenza di Kevin Warsh, con la decisione attesa mercoledì alle 14:00 ora di Washington. La maggior parte degli investitori si aspetta che i tassi restino fermi al 3,50%-3,75% per il quinto incontro consecutivo, ma l'inflazione al 3,5% e il petrolio tornato sopra i 100 dollari al barile hanno rimesso in discussione un possibile rialzo. Gli operatori obbligazionari si stanno posizionando in vista di un possibile aumento, mentre la Casa Bianca continua a chiedere tagli.
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Cosa è successo
Il Federal Open Market Committee si riunisce martedì per il secondo incontro di politica monetaria da quando Kevin Warsh ha assunto la presidenza della Federal Reserve statunitense. Dopo due giorni di sessioni a porte chiuse, la decisione è attesa mercoledì alle 14:00 ora di Washington (18:00 GMT), seguita da una conferenza stampa di Warsh, secondo AFP, il cui resoconto è stato ripreso da Daily Sabah. La maggior parte degli investitori si aspetta che l'intervallo obiettivo resti fermo al 3,50%-3,75% per il quinto incontro consecutivo, secondo lo strumento FedWatch di CME. L'inflazione al consumo statunitense è scesa al 3,5% su base annua il mese scorso, ma resta ben al di sopra dell'obiettivo di lungo termine del 2% fissato dalla Fed, non raggiunto da oltre cinque anni. Lo sfondo immediato è un'escalation all'estero: dalla settimana scorsa, gli intensi attacchi statunitensi contro l'Iran e la rappresaglia iraniana contro gli alleati di Washington nella regione, insieme alle minacce Houthi di bloccare la rotta petrolifera del Mar Rosso, hanno spinto il contratto future di riferimento sul petrolio sopra i 100 dollari al barile per la prima volta da fine maggio. Warsh è stato scelto per l'incarico dal presidente Donald Trump e ha testimoniato davanti alla Commissione per i Servizi Finanziari della Camera il 14 luglio.
Gli schieramenti
All'interno della Fed, diversi responsabili delle politiche hanno segnalato insofferenza verso un'inflazione persistente. Il governatore Chris Waller ha dichiarato la scorsa settimana che la banca centrale "deve essere pronta a inasprire la politica monetaria per evitare che si ripeta l'episodio inflazionistico del 2021-2022", aggiungendo che "fissare severamente lo sguardo sull'inflazione finché non si scioglie sotto il nostro sguardo severo non è un'opzione". Warsh ha parlato di un "impegno risoluto" verso la stabilità dei prezzi ma, secondo AFP, non ha specificato come intenda realizzarlo; ha inoltre promesso di ridurre o eliminare le indicazioni prospettiche (forward guidance) della Fed, sostenendo che vincolano i responsabili delle politiche a posizioni che potrebbero dover cambiare in seguito. Alcuni analisti obiettano che una minore trasparenza crea maggiore incertezza per i mercati. La Casa Bianca si colloca sul fronte opposto: Trump ha reso esplicita la sua richiesta di tassi d'interesse più bassi e, come scrive AFP, ha esercitato una pressione senza precedenti sull'organo indipendente responsabile della politica monetaria. Sui mercati, Bloomberg riferisce che gli operatori obbligazionari sono in allerta mentre cresce il rischio di un rialzo e che la Fed è sottoposta a una pressione crescente per alzare i tassi mentre i rischi sui prezzi rimbalzano. Il Financial Times descrive l'esito come genuinamente aperto, chiedendosi se la Fed alzerà i tassi al secondo incontro di Warsh.
Lo sguardo dall'esterno
La copertura proveniente da fuori gli Stati Uniti si concentra meno sul livello dei tassi che sulla questione istituzionale. La testata turca Daily Sabah riprende il resoconto di AFP nell'attesa di un'ennesima stabilità dei tassi, mettendo in primo piano sia la pressione esercitata da Trump sull'indipendenza della Fed sia il modo in cui il conflitto con l'Iran si ripercuote sui prezzi dell'energia e sulla rotta di navigazione del Mar Rosso — canali che contano direttamente per le economie importatrici di petrolio. Il Financial Times, scrivendo da Londra, tratta un rialzo come una possibilità concreta piuttosto che come un rischio remoto.
Cosa c'è di nuovo
Nei giorni scorsi la narrazione si era concentrata sui costi di indebitamento statunitensi sul mercato piuttosto che sul tasso di riferimento: il rendimento del Treasury decennale aveva raggiunto il livello più alto del secondo mandato di Trump, che il New York Times attribuiva alla guerra con l'Iran, alle preoccupazioni sulla spesa pubblica e a un'ondata di investimenti nell'intelligenza artificiale. Ciò che è cambiato è la direzione stessa del dibattito sulle politiche. Il petrolio, che ha superato i 100 dollari per la prima volta da fine maggio, la disponibilità esplicita di Waller a inasprire la politica e i resoconti di Bloomberg sul rischio di rialzo hanno spostato la domanda: non più se la Fed taglierà, ma se manterrà i tassi fermi o li alzerà.
Cosa potrebbe succedere
Se il comitato mantiene i tassi fermi al 3,50%-3,75% come si aspetta la maggior parte degli investitori, l'attenzione si sposta sulla conferenza stampa e su quante indicazioni Warsh sia disposto a fornire, dato il suo proposito dichiarato di darne di meno; i mercati dovrebbero quindi valutare le prossime mosse soprattutto sulla base dei dati sull'inflazione in arrivo. Un aumento dei tassi, che secondo Bloomberg gli operatori non escludono più, sarebbe la prima stretta sotto il nuovo presidente e si scontrerebbe direttamente con la richiesta del presidente di tassi più bassi, acuendo la disputa sull'indipendenza della Fed. Se il conflitto con l'Iran continuasse a spingere al rialzo i prezzi dell'energia e la rotta del Mar Rosso restasse sotto minaccia, l'inflazione complessiva potrebbe salire ulteriormente rispetto al 3,5% del mese scorso, mantenendo aperta la questione di un'eventuale stretta anche negli incontri successivi a questo.