Immagine simbolicaIl muro tariffario statunitense si estende a Svizzera e Messico mentre i dazi ai sensi della Sezione 301 finiscono davanti ai tribunali
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I nuovi dazi statunitensi ai sensi della Sezione 301, tra il 10% e il 12,5%, imposti a circa 60 paesi per una presunta debole applicazione dei divieti sul lavoro forzato, sono ora in vigore e coprono il 99,4% delle importazioni statunitensi secondo l'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti. La Svizzera ha respinto le accuse di lavoro forzato usate per giustificare il proprio dazio, mentre gli Stati Uniti fanno pressione sul Messico affinché replichi il proprio muro tariffario sull'acciaio rivolto contro la Cina. Le misure sono oggetto di ricorso nei tribunali statunitensi, a mesi di distanza da quando la Corte Suprema aveva bocciato un round precedente di dazi.
Cina Messico Stati Uniti VietnamOffice of the US Trade RepresentativeUS Supreme Court
Trump's new global tariff regime takes effect and draws lawsuits
Cosa è successo
Gli Stati Uniti hanno imposto dazi del 10% o del 12,5% a circa 60 paesi, giustificati da quella che Washington definisce una debole applicazione dei divieti sul lavoro forzato, secondo un articolo di Reuters pubblicato il 26 luglio 2026. Le misure si basano sulla Sezione 301 del Trade Act del 1974, la norma sulle pratiche commerciali sleali usata contro la Cina durante il primo mandato di Trump, e sostituiscono quasi direttamente un dazio globale temporaneo del 10% scaduto il venerdì precedente. L'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti afferma che i nuovi dazi coprono il 99,4% delle importazioni statunitensi in un mercato dal valore di 3.400 miliardi di dollari. Essi ricostruiscono in parte i precedenti dazi del "Liberation Day", tra il 10% e il 50%, che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato quest'anno perché illegittimi in quanto basati su una legge sulle emergenze nazionali mai testata in giudizio. Sono in preparazione ulteriori azioni: un'inchiesta ai sensi della Sezione 301 sulla capacità industriale in eccesso, rivolta a 16 grandi partner commerciali tra cui Cina, UE, Giappone, Corea del Sud, Messico e Vietnam; un'indagine sul presunto furto di proprietà intellettuale da parte del Vietnam; e misure di sicurezza nazionale per semiconduttori, robotica e macchinari industriali. La Svizzera ha respinto le accuse di lavoro forzato, riferisce il Wall Street Journal. Bloomberg riferisce che Washington sta facendo pressione sul Messico affinché replichi il proprio muro tariffario sull'acciaio diretto contro la Cina, e che i dazi ai sensi della Sezione 301 sono oggetto di ricorso nei tribunali statunitensi, dove, secondo il contesto del tema, le piccole imprese statunitensi portano avanti la propria causa mentre i dazi continuano a essere riscossi.
Gli schieramenti
Washington presenta i dazi come applicazione di leggi già esistenti piuttosto che come un'improvvisazione: dopo la sconfitta alla Corte Suprema, l'amministrazione si sta deliberatamente spostando verso strumenti commerciali tradizionali e già collaudati in sede giudiziaria, e l'USTR inquadra la motivazione del lavoro forzato come un accertamento di pratica commerciale sleale ai sensi della Sezione 301. La Svizzera respinge in toto le accuse di lavoro forzato, secondo il WSJ, contestando la base fattuale del proprio dazio e non solo il livello imposto. Al Messico viene chiesto di allineare i propri dazi sull'acciaio al muro statunitense contro la Cina, secondo Bloomberg; come abbia risposto Città del Messico non è precisato nelle fonti disponibili. La Cina è indicata come bersaglio sia delle misure sull'acciaio sia dell'inchiesta sulla capacità produttiva in eccesso, ma in queste fonti non compare alcuna reazione cinese. Le piccole imprese statunitensi, parti attrici nel contenzioso, sostengono che i dazi siano illegittimi; il governo continua a riscuoterli mentre le cause sono in corso.
Lo sguardo dall'esterno
La testata turca Daily Sabah ha ripreso il resoconto di Reuters senza modifiche, inquadrando la sequenza come un passaggio da una fase iniziale caotica alla costruzione di un muro tariffario più duraturo. Questa lettura sottolinea due effetti contemporanei: maggiore chiarezza e certezza per le imprese sulla struttura tariffaria finale, e quello che il resoconto definisce timore nei ministeri del commercio esteri di dover offrire ulteriori concessioni per mantenere l'accesso al mercato statunitense. Un avvocato specializzato in commercio internazionale, citato da Reuters, ha descritto il momento come "la fine dell'inizio" dell'agenda tariffaria, prevedendo che gran parte della politica sarà pienamente in vigore entro la fine dell'estate.
Cosa c'è di nuovo
Finora la vicenda riguardava soprattutto il regime nel suo complesso - dazi su più di sessanta economie rimasti in vigore ai sensi della Sezione 301 mentre proseguiva il ricorso legale, con l'escalation concentrata sul Canada. L'elemento nuovo è l'estensione a rapporti bilaterali specifici, oltre a quello: la Svizzera che contesta pubblicamente la base fattuale del proprio dazio, e il Messico spinto a replicare le barriere statunitensi sull'acciaio contro la Cina invece di limitarsi a subire i dazi USA. Reuters delinea anche il percorso di ulteriori azioni in arrivo - capacità industriale in eccesso, Vietnam e proprietà intellettuale, e misure di sicurezza nazionale su settori strategici - indicando che questo è solo il primo di diversi round, non il punto d'arrivo.
Cosa potrebbe succedere
Se il percorso descritto prosegue, l'inchiesta sulla capacità produttiva in eccesso potrebbe estendere i dazi a un ulteriore gruppo di grandi partner commerciali e ricostruire una parte maggiore della struttura smantellata dalla Corte Suprema, con i ministeri del commercio che ponderano le concessioni rispetto al costo della perdita di accesso al mercato. Il contenzioso è un binario separato: i tribunali potrebbero confermare la base giuridica della Sezione 301, lasciando il muro tariffario su basi legali più solide rispetto al suo predecessore, oppure restringerne la portata, sollevando interrogativi sui dazi già riscossi. Una terza linea riguarda i paesi terzi: se il Messico dovesse allineare i propri dazi sull'acciaio a quelli di Washington, la pressione si sposterebbe su altri partner, chiamati a scegliere tra il mercato statunitense e i loro rapporti commerciali esistenti con la Cina.
United States
Stati Uniti
Washington says the duties enforce forced-labour bans and unfair-trade rules under Section 301, and is rebuilding its tariff structure on statutes it considers court-tested.
Switzerland
Svizzera
Bern rejects the forced-labour accusations used to justify its new US tariff rate.
Mexico
Messico
Mexico is under US pressure to mirror Washington's steel tariff wall against China; its response is not stated in the available sources.
China
Cina
China is the declared target of the steel measures and of the excess-capacity probe; no Chinese reaction appears in these sources.
Coinvolti anche
Other partners named in the probes