Immagine simbolicaPetrolio e mercati mondiali oscillano bruscamente attorno alla pausa nello scontro USA-Iran
4 fonti
Il greggio si è mosso in entrambe le direzioni nel giro di pochi giorni, crollando di circa il 5% dopo che Washington e Teheran hanno sospeso gli attacchi, per poi risalire verso i 100 dollari al barile mentre tornavano i timori di un'escalation. L'oro è salito perché la pausa ha frenato il rischio inflazionistico, le azioni e le valute asiatiche si sono rafforzate sui dati più deboli dell'inflazione statunitense, e i mercati obbligazionari hanno riprezzato il rischio di guerra. Le testate finanziarie riferiscono che la pausa ha calmato i mercati senza eliminare il rischio di fondo sull'offerta nel Golfo e nel Mar Rosso.
India Iran Giappone Arabia Saudita Stati UnitiHouthisUS Federal Reserve
Oil tops $100 as Iran war and Hormuz/Red Sea disruption reroute crude
Cosa è successo
Nelle ultime sedute, i prezzi del petrolio hanno oscillato violentemente in entrambe le direzioni attorno alla situazione militare tra Stati Uniti e Iran. Secondo il Wall Street Journal, i future sul greggio sono saliti per i timori di escalation in Medio Oriente e hanno chiuso in rialzo con l'aggravarsi della crisi, toccando in un momento i 100 dollari al barile, prima di ridiscendere sul calo dei timori legati alle interruzioni dell'offerta; la sintesi dell'evento colloca l'oscillazione in un calo di circa il 5% sulla pausa degli attacchi, contro impennate verso i 100 dollari sui timori di escalation. Bloomberg ha riferito che Stati Uniti e Iran hanno sospeso gli attacchi militari, una pausa che il Wall Street Journal ha collocato nel fine settimana. L'oro è salito grazie alla pausa, che Bloomberg ha descritto come un freno al rischio inflazionistico. Il movimento si è propagato ad altri mercati: il Wall Street Journal ha riferito che le borse asiatiche sono salite sui dati più deboli dell'inflazione statunitense, che le valute asiatiche si sono mosse in ordine sparso ma con segnali di rafforzamento legati alla pausa, e che i futures sui titoli di Stato giapponesi sono saliti con il calo dei prezzi del greggio. Reuters ha riferito che la rupia indiana si avviava verso il rialzo più marcato in tre settimane con il calo del petrolio. Negli Stati Uniti, il Wall Street Journal ha riferito che le azioni sono scese mentre si aggravava un selloff tecnologico e il petrolio raggiungeva i 100 dollari. La stessa testata ha anche riferito che il petrolio saliva perché gli Stati Uniti riattivavano un blocco navale, segno che la pausa negli attacchi non significava la fine di tutte le misure militari. Bloomberg ha osservato che il petrolio vicino ai 100 dollari mette la Federal Reserve e le altre banche centrali sotto i riflettori sui tassi d'interesse.
Gli schieramenti
Le fonti disponibili riportano le azioni delle due parti direttamente coinvolte, non le loro motivazioni. Bloomberg ha documentato che Washington e Teheran hanno sospeso gli attacchi militari; il Wall Street Journal ha riferito che gli Stati Uniti hanno successivamente riattivato un blocco navale, il che ha fatto risalire i prezzi del greggio. Nelle fonti a disposizione non compaiono dichiarazioni di nessuno dei due governi che spieghino o qualifichino la pausa, per cui qualsiasi lettura delle intenzioni - se lo stop sia un passo verso la de-escalation o solo un intervallo tattico - resta qui non confermata.
Lo sguardo dall'esterno
Tutte le fonti relative a questo evento sono testate finanziarie occidentali, quindi non è disponibile alcun commento diretto dal Golfo, dalla Cina o dal Sud globale. La prospettiva più vicina a un punto di vista esterno al conflitto è quella economica: Reuters, riportando dal mercato indiano, ha descritto la rupia in procinto di segnare il rialzo più marcato in tre settimane con il calo del petrolio, a illustrare come le grandi economie importatrici di petrolio registrino la pausa soprattutto attraverso le proprie valute e le bollette import. Anche la copertura del Wall Street Journal sulle valute asiatiche e sui futures dei titoli di Stato giapponesi va nella stessa direzione - per i paesi terzi, la guerra si trasmette principalmente attraverso il prezzo del greggio e le aspettative sui tassi d'interesse che ne conseguono, come sottolinea l'inquadramento di Bloomberg sulla Federal Reserve e le altre banche centrali.
Cosa c'è di nuovo
Il tema in precedenza si era allargato da una storia sui prezzi del petrolio a uno scontro diretto tra gli Houthi e l'Arabia Saudita, con il Brent sopra i 100 dollari al barile - la prima chiusura a quel livello da fine maggio - lo Stretto di Hormuz bloccato dalla guerra USA-Iran e il Mar Rosso sconvolto dagli attacchi Houthi a due petroliere saudite e da un blocco navale dichiarato. La novità è la pausa negli attacchi USA-Iran e la conseguente volatilità bidirezionale: invece di una salita in un'unica direzione, i prezzi ora scendono ai segnali di de-escalation e rimbalzano con l'escalation e con la riattivazione del blocco navale statunitense. La pausa ha anche spostato l'attenzione dalla logistica dell'offerta alla politica monetaria, con Bloomberg che mette le banche centrali sotto i riflettori, e ha coinciso con dati sull'inflazione statunitense più deboli del previsto, che hanno sostenuto le borse asiatiche.
Cosa potrebbe succedere
Se la sospensione degli attacchi regge e i premi di rischio sul trasporto marittimo continuano a rientrare, il greggio potrebbe allontanarsi ulteriormente dalla soglia dei 100 dollari, alleggerendo la pressione sulle economie importatrici e dando alle banche centrali più margine sui tassi - un percorso già delineato dal movimento della rupia e dal rialzo dei futures sui titoli di Stato giapponesi. In alternativa, il blocco navale statunitense riattivato e la situazione irrisolta nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso potrebbero riportare i prezzi sopra i 100 dollari, rilanciando il canale inflazionistico descritto dall'inquadramento di Bloomberg sulle banche centrali e aggiungendosi alla pressione sui listini azionari, del tipo osservato nel selloff tecnologico statunitense. Una terza possibilità è che nessuna delle due dinamiche prevalga e i mercati si assestino su una volatilità bidirezionale prolungata, con ogni notizia su attacchi, blocchi navali o assalti a navi che produce oscillazioni intraday marcate su greggio, oro e valute asiatiche, senza però delineare una tendenza duratura.
United States
Stati Uniti
Halted strikes over the weekend but restarted a blockade, according to Bloomberg and the Wall Street Journal; no official rationale is contained in the sources.
Iran
Iran
Also halted military strikes, per Bloomberg; no Iranian statement on the pause appears in the available sources.
Coinvolti anche
Saudi Arabia and the HouthisAsian oil importers